Guida sulle perle – Le perle coltivate

Questa guida è la quarta "lezione" sulle perle di Blog dei Preziosi. In questa lezione sarà possibile scoprire il mondo delle perle coltivate: dagli esperimenti del pioniere Kokichi Mikimoto fino alle tecniche moderne.

0
4022

Introduzione alle perle coltivate

Con il termine di perla coltivata si intende “un prodotto concrezionato a composizione (essenzialmente) carbonatica generato entro certi molluschi in seguito all’intervento dell’uomo (diretto o indiretto) nelle parti vitali dell’organismo“. Le perle hanno origine organica, possono formarsi in molluschi sia marini che d’acqua dolce e possono essere nucleate (con nucleo) o senza nucleo; in quest’ultimo caso il nucleo era composto da materiale decomponibile. La struttura di una perla coltivata è costituita da un evidente nucleo di forma sferica di madreperla circondato da stratificazioni sovrapposte idealmente concentriche di cristalli di carbonato di calcio (aragonite) ingabbiati in una rete tridimensionale di conchiolina.

La storia delle perle coltivate

Nella storia il primo tentativo di indurre un mollusco a produrre una perla è da attribuire ai cinesi, che cercarono “artificialmente” di stimolare l’animale affinchè iniziasse la secrezione di strati di perlagione su piccoli oggetti. All’epoca i cinesi introducevano piccoli inserti, spesso di carattere religioso, all’interno del mantello di alcuni molluschi perliferi di acqua dolce, i quali raramente riuscivano a ricoprire questi oggetti inseriti con alcuni strati di madreperla. Questa tecnica venne già utilizzata (con scarso successo) circa 1000 anni prima della nascita di Cristo nella città di Tehtsing, nel Nord della Cina (alcuni esempi di questi esperimenti sono ancora visibili presso il Geological Museum di Londra).

Kokichi Mikimoto
Kokichi Mikimoto

Ma sono stati necessari quasi 3000 anni di esperienze e tentativi per passare da piccoli amuleti/figure ricoperte in madreperla alle attuali perle coltivate di forma sferica. Non esiste ad oggi una vera data circa la nascita della prima perla coltivata nè è possibile attribuire con certezza la scoperta del metodo corretto ad una singola persona; ma sicuramente un nome fondamentale è quello di Kokichi Mikimoto, che dedicò tutta la sua vita alla produzione ed al commercio di perle, e furono proprio i suoi successi che consentirono al Giappone di instaurare l’egemonia sulla produzione delle perle migliori (situazione fino ad oggi ancora invariata nonostante gli strepitosi passi avanti eseguiti anche dalla Cina).

Nel 1888 Mikimoto creò con successo il primo allevamento di molluschi perliferi ma solo nel 1893 ottenne le prime 5 perle coltivate di forma semi sferica, un grande successo che diede il via all’industria della perla. Una data sicura è invece il 27 Gennaio 1896, giorno in cui Mikimoto registrò il primo brevetto circa la coltivazione delle perle (dal nome “Pearl Formation”). Tuttavia le prime persone ad ottenere una perla coltivata sferica furono Tatsuhei Mise nel 1903 (un operaio carpentiere) e Tokichi Nishikawa nel 1907, un impiegato presso il Ministero della Pesca. I due studiosi depositarono un solo metodo che si basava sull’inserimento di un nucleo sferico di madreperla e di un frammento di tessuto epiteliale (questo metodo fu brevettato nel 1908, ed è alla base dell’attuale sistema di coltivazione moderno).

Mikimoto acquistò i diritti del nuovo metodo di creazione delle perle e lo sviluppò ulteriormente nei propri lavoratori di ricerca. Il passaggio cruciale fu proprio il cambiamento del nucleo: inizialmente in metallo, fu testato anche in vetro, argilla, piombo e legno, fino ad arrivare all’attuale nucleo in madreperla. Pochi anni dopo arrivarono le prime perle coltivate sui mercati: questo generò un grande scompiglio data l’enorme quantità immessa e l’impossibilità di distinzione tra perla naturale e perla coltivata. Il mercato ritrovò l’equilibrio dopo l’introduzione di metodi sicuri per la distinzione tra queste due tipologie.

L’allevamento dei molluschi produttori di perle

Per la produzione delle perle coltivate al giorno d’oggi vengono impiegati sia molluschi di acqua dolce (Cristaria plicata, Hyriopsis Schlegeli, Unio Margaritifera) sia molluschi marini (Pinctada Margaritifera, Pinctada Martensi, Pinctada Plicata). Per la formazione della perla coltivata esistono delle fasi distinte ben precise che si delineano nei seguenti 5 punti:

  1. Nascita ed allevamento del mollusco;
  2. Innesto del nucleo e dell’epitelio;
  3. Periodo post operatorio;
  4. Periodo di crescita;
  5. Raccolta, pulitura e selezione.

La nascita e l’allevamento del mollusco

Nel territorio del Giappone i molluschi perliferi vengono allevati in appositi vivai dislocati lungo le coste meridionali. Il ciclo ha inizio nel periodo tra giugno e l’inizio di agosto con la fase della fecondazione; gli ovuli vengono fecondati nell’acqua ad una temperatura di circa 25° e gia dopo 4 ore compaiono le larve; dopo 20 ore le larve hanno già completato lo sviluppo ed hanno una dimensione di circa 0,30mm. A distanza di due giorni si può già notare il guscio e dopo di un mese dalla nascita la sua dimensione è già di 0,45mm di diametro. Una volta raggiunto questo stato il mollusco viene fissato sul fondo del mare a circa 15-20 metri di profondità, formando banchi e colonie.

In passato la raccolta dei molluschi era affidata alle “amah“, donne tuffatrici famose per l’incredibile abilità e resistenza fisica che si preoccupavano di disporre i molluschi in panieri fissati a zattere galleggianti (al giorno d’oggi le amah non esistono più).

Alla fine di novembre i molluschi che hanno già raggiunto le dimensioni di circa 1,5 cm di diametro vengono trasferiti in panieri più grandi dove crescono ancora fino al giugno successivo (sempre in profondità al riparo dalla troppa luce che potrebbe danneggiarli). Dopo questo periodo i molluschi vengono venduti alle fattorie di coltivazione delle perle e dopo 2-3 anni vengono sottoposti all’operazione dell’inserimento del nucleo in madreperla.

allevamento-ostriche-perlifere-perle-coltivate

L’innesto del nucleo e dell’epitelio nel mollusco

Appena i molluschi raggiungono il diametro di circa 7 cm sono pronti per l’operazione e vengono tolti dall’acqua e selezionati, operazione che prende al massimo 15 minuti. Nel frattempo tutti i nuclei di madreperla vengono preparati per l’inserimento insieme ai lembi vitali di epitelio esterno. Questi ultimi vengono preparati di una dimensione di circa 4×4 mm. Poiché l’epitelio esterno si conserva vitale solo per circa 2 ore, l’innesto all’interno del mollusco dev’esser eseguito velocemente. Ogni mollusco è fissato con speciali morsetti e le valve vengono aperte da un dilatatore in metallo.

L’operatore inserisce poi uno o più nuclei in ogni mollusco (con i relativi frammenti di epitelio) generalmente all’interno delle gonadi. La scelta della dimensione e della quantità di nuclei dipende dalla dimensione del mollusco e dalla qualità che si vuole ottenere. Quando si ricerca un prodotto di qualità solitamente si inserisce un singolo nucleo. Mediamente un operatore riesce ad inserire dai 300 ai 1000 nuclei al giorno; gli innesti vengono effettuati sempre in primavera quando i molluschi vengono riportati nelle baie dalle zone di riposo invernali.

Le prime perle coltivate in commercio non superavano i 4-5 millimetri di diametro. Oggi, a distanza di molti anni e grazie ai progressi di cura ed alle nuove tecniche di innesto, si riesce invece ad arrivare a millimetraggi che vanno anche oltre i 22-23mm (a grandi dimensioni comunque la qualità non è sempre alta) per le perle prodotte dai molluschi Pinctada Maxima.

Per quanto riguardai nuclei, inizialmente erano impiegate sfere di vetro, legno o altri materiali. Questo finchè non si verificò che i molluschi sopportavano meglio gli innesti effettuati con la madreperla ricavata da particolari bivalvi d’acqua dolce della Cina. Dopo la seconda guerra mondiale i maggiori produttori di perle giapponesi utilizzarono nuclei ricavati dal Pleurobema Cordatum, bivalve del Mississipi dalla madreperla dalla poca lucentezza e dal colore bianco rosato. I gusci erano lavorati ad Osaka. Quando questo mollusco rischiò l’estinzione si passò poi al Trochus, mollusco del Pacifico Meridionale.

Il periodo post-operatorio del mollusco

Dopo l’intervento i molluschi vengono rimessi in acqua a gruppi di 10-15-20 all’interno di panieri tenuti sotto controllo almeno per 6 settimane. In questo periodo post-operatorio gli animali più deboli muoiono o rigettano il nucleo espellendolo. Quelli che sopravvivono vengono poi disposti in panieri fissati a zattere galleggianti e riportati in mare, solitamente in lagune e baie; le zattere vengono poi riunite in gruppi (ad ogni zattera sono fissati dai 5 ai 15 panieri per un massimo di circa 180 molluschi.

La fase di crescita del mollusco

Le cellule di epitelio che si è inserito si riproducono e rivestono completamente il nucleo formando un sacco perlifero. Successivamente il nucleo viene ricoperto da uno strato di conchiolina, seguito poi da strati di carbonato di calcio con conchiolina, formando la perlagione. Le dimensioni dei cristalli di aragonite dipendono molto dalle condizioni climatiche in cui vive il mollusco: la composizione chimica dell’acqua, la purezza, la temperatura, la luce… Nelle stagioni calde per esempio si ha una crescita di molto più rapida rispetto alle stagioni fredde, in cui i cristalli sono più piccoli. Nelle perle giapponesi lo strato di perlagione deposto varia da circa 0,15 a 0,30 mm all’anno. Verso i 13°C i molluschi rallentano l’attività biologica e diminuiscono la crescita. Sotto agli 8°C il mollusco muore. La temperatura ottimale per la crescita dello stato di perlagione è tra i 23°C e i 30°C; per questo le perle che provengono dai mari caldi hanno cristalli più omogenei e di dimensioni maggiori. La dimensione dei cristalli di carbonato di calcio è l’elemento che va a determinare l’oriente della perla.

Nelle perle giapponesi l’oriente è solitamente migliore grazie alle piccole dimensioni dei cristalli di aragonite e delle proporzioni della conchiolina, in conseguenza delle quali sono anche più piccoli i “gradini” tra i vari strati di perlagione. La conseguenza è che nelle perle giapponesi si hanno più condizioni per la formazioni di un buon oriente. Perciò per avere le culture migliori è importante monitorare costantemente la salinità dell’acqua e la temperatura. Inoltre ogni 3 mesi al massimo i molluschi devono esser ripuliti da alghe e parassiti. Nella fase di formazione della perla i pericoli possono essere numerosi, per questo esistono anche vere e proprie stazioni che monitorano la situazione, l’eventuale avvicinarsi di tempeste, tifoni o calamità, e che sono pronte, in caso di crisi, a spostare le coltivazioni. Anche il plancton è un pericolo: se si sviluppa in maniera incontrollata danneggia i molluschi perchè toglie ossigeno.

La fase di raccolta, pulitura e selezione

La raccolta delle perle avviene dopo 6-36 mesi di coltivazione (questo periodo varia in base al prodotto che si vuole ottenere). Il periodo idoneo è quello invernale dato che, in base all’esperienza dei coltivatori, sembra che in questo periodo le perle presentino un oriente migliore. I mesi specifici sono dicembre, gennaio e febbraio. I molluschi che vengono raccolti sono aperti uno ad uno manualmente da un operatore, che con un coltello speciale provvede a spalancare le valve ed estrarre la perla. I muscoli di chiusura costituiscono l’unica parte commestibile dell’animale. Tutto il resto viene impiegato nella cosmetica o per la medicina locale. Le perle di qualità bassa vengono eliminate immediatamente ed inviate anche loro per esser utilizzate nella cosmesi. Le rimanenti perle vengono valutate Il 40% del raccolto finale è sfruttabile commercialmente, e solo una percentuale sotto al 5% è definibile Top Quality.

Quando le perle vengono raccolte devono esser ripulite dallo strato pellicolare che le ricopre, ed a questo scopo vengono inserite in particolari cilindri basculanti (buratti) in legno pieni d’acqua e segatura. L’azione è lievemente abrasiva e quindi le perle ottengono da subito la loro naturale lucentezza. La selezione avviene in base a forma e dimensione grazie a dei setacci già tarati. Dopodichè si passa ad una ulteriore selezione per colore, oriente e caratteristiche della superficie. Prima di esser immesse sul mercato globale singole od in fili, le perle devono esser analizzate da un punto di vista qualitativo al fine di verificarne il prezzo di vendita.

I fili pronti per esser venduti vengono poi generalmente raccolti in lotti omogenei. Per la vendita si utilizzano tavoli ricoperti da panni bianchi (che mettano in risalto le caratteristiche delle perle) e la luce deve provenire da ogni lato e non deve mai esser diretta.

Alcuni scatti dalla Cina

Torna all’Introduzione o procedi con Capitolo V – Perle giapponesi, cinesi, south sea

 

CONDIVIDI