La vita in un laboratorio orafo

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    Il gioiello dei miei sogni

    Questa notte ho fatto un sogno… Ed era tempestato di pietre preziose.
    Era un Gioiello, ricordava lo stile liberty… Prezioso e regale.
    <<Quasi quasi appena arrivo in laboratorio lo realizzo!>>
    Eccomi qui, le luci sono ancora spente, gli attrezzi dormono ancora…
    <<Presto! Svegliatevi!>> Prendo un pezzetto d’oro, giallo, come il sole che splende in cielo oggi. Lima, tira, forgia, salda. <<Ahi!…>> Mi sono bruciata! Inizia a prendere forma…
    Le ore passano, arrivano i clienti che abitualmente vengono qui in laboratorio.
    Piace a molti assaporare questo clima antico e al contempo attuale. Rilassa ed intriga.
    <<Guardate cosa sto realizzando oggi!>>
    Oro giallo, zaffiri, un diamante qui e uno lì, come una spruzzata di rugiada.
    Ormai è quasi finito mancano solo le ultime finiture. E non vedo l’ora di indossarlo…
    Lucido e lavo via le impurità con semplice acqua e sapone!
    Eccolo, bello e splendente, il gioiello dei miei sogni.
    Ancora un ultima modifica, proprio come fa il sarto nel suo atelier, ad abito già indossato.
    Contenta della mia nuova creazione, ripongo gli attrezzi in ordine.
    <<Adesso potete riposarvi, ci vediamo domani per un nuovo sogno>>

    laboratorio-orafo

    Il laboratorio orafo: dove vengono realizzati i gioielli artigianali

    Il mestiere dell’orafo, uno dei più antichi nella storia, è rimasto inalterato nei millenni. Ancora oggi i gioielli artigianali vengono realizzati nello stesso identico e magico modo. Visitando un laboratorio orafo ai nostri giorni si scoprirebbe con sorpresa che molti degli strumenti utilizzati sono tali e quali a quelli già in uso in una bottega dell’epoca rinascimentale. Questo perchè per l’artigiano il razionalizzare la produzione attraverso nuove metodologie e strumenti – cosa indispensabile nella produzione industriale – priverebbe l’intervento del suo aspetto estemporaneo e creativo.

    Ovviamente, col passare del tempo, le logiche di mercato hanno indotto l’artigiano ad avvalersi della produzione in serie per reperire almeno alcune componenti del prodotto, sia per contenerne i costi sia per abbreviare i tempi di consegna. Ma per ogni opera è tutt’ora considerata indispensabile la finitura finale “a mano” con l’impiego degli strumenti del mestiere più tradizionali, strumenti che spesso l’artigiano auto-produce, che modifica e adatta alle sue specifiche esigenze e che plasma affinchè obbediscano ai suoi gesti, al suo “mestiere”, diventando un’estensione stessa delle sue mani.

    Negli attrezzi più usati dall’orafo (“i ferri”, come si dice in gergo) si possono notare evidenti parti consumate dall’uso che svelano le particolari abitudini di lavoro del proprietario: le impugnature in legno – ad esempio – presentano gli incavi lasciati dalla mano che li ha usati fino ad improntarli con lunghi anni di lavoro. I vecchi strumenti recano i segni di costanti e amorose opere di restauro, che ne prolungano la vita oltre ogni limite; l’operaio orafo, se cambia laboratorio, li porta con sé come insostituibile attrezzatura personale.

    Il banco di lavoro, dove i gioielli prendono vita

    elisabetta-comotto-orafo-genova-banco-lavoroLa creazione di gioielli si svolge principalmente al banco di lavoro, costruito con l’ergonomia delle esigenze del lavoro stesso; nulla è posizionato a caso, ogni utensile presente è indispensabile e collocato in una posizione strategica. Il banco è sistemato in modo tale da ricevere il massimo della luce, solitamente da una grande e luminosa finestra (questo affinchè l’artigiano non proietti sul banco la propria ombra); una lampada poi illumina bene la zona operativa principale: il così detto stocco o stecca (a seconda della regione). Questa sporgenza apparentemente insignificante è invece indispensabile per lo svolgimento del lavoro: è un piccolo parallelepipedo di legno schiacciato in punta (a volte è a forma di V a “coda di rondine”) sporgente rispetto al piano di lavoro su cui è molto probabile trovare appoggiata della cera vergine utile per “lubrificare” il seghetto.

    gioielli-artigianali-laboratorio-orafoLo stocco è un po’ il simbolo del lavoro dell’orafo e viene abbandonato solo quando è ridotto  dall’uso ad un moncherino; ma non si butta, perché anche in questo residuo si trova imprigionata una piccola quantità d’oro che potrà essere recuperata dalle sue ceneri. Lo stocco serve da piano di appoggio per il lavoro da eseguire e costituisce una specie di “frizione” per i colpi di lima che mordendo prima sul legno e successivamente sul metallo divengono maggiormente morbidi e misurati. Collocato più in basso, esattamente sotto allo stocco, è posizionato un grosso cassetto per la raccolta di tutta la limatura e degli scarti di lavorazione, che verranno poi recuperati, rifusi, e trasformati in nuovo materiale per gioielli.

    In alto è fissato un trapano a frusta (molto simile a quello di un dentista) in modo che la frusta cada di lato e sia comoda da usare sullo stocco. Sulla parte superiore del banco sono posizionate tutte le frese, pronte e comode per l’utilizzo specifico che ogni lavoro può richiedere. Sotto allo stocco invece sono posizionati tutti i ferri utili: pinze di diverse grandezze a sezione tonda, piatta o curva, lime grandi o piccole, fini e grosse, trance, cesoie, bulini, tutti comodamente a portata di mano per la creazione del  gioiello.

    Da un lato si vede appoggiato il cannello per la saldatura: questo può essere di diversi tipi e grandezze, infatti i saldatori utilizzati dagli orafi sono vari: il becco bunsen ad alcool metilico o lo Chalumeau a bocca. Quest’ultimo è uno dei più antichi e versatili e consente di moderare la fiamma soffiando all’interno ad un tubo di plastica ossigenando la stessa direttamente col proprio fiato. Passando ad analizzare poi la sedia dell’artigiano, essa non è uguale a tutte le sedie: è in legno, non ha le tipiche quattro “gambe”, bensì una struttura in metallo con piede quadrato o triangolare che consente lo scivolamento sul pavimento che in molti laboratori è coperto dai rastrelli in legno, una sorta di pavimento galleggiante che consente l’accumulo della “spazzatura”, da cui recuperare metallo per una nuova fusione!

    crogiolo-ematite-fusione-oro-argentoAll’interno del laboratorio orafo si possono poi notare grossi macchinari, come il laminatoio a freddo che consente di tirare il filo d’oro per la realizzazione delle catene per collier o bracciali. Questo però può anche essere tirato “a mano”  se la sua sezione è più sottile. Il forno per la fusione del metallo è posizionato lontano dal banco, perchè arriva ad alte temperature (più di 1000°); l’oro o l’argento viene fuso all’interno di un crogiolo di ematite che si consuma mano a mano che viene utilizzato. Quando il metallo è completamente fuso, ancora allo stato liquido, viene versato dentro le lingottiere per poi essere plasmato a seconda della richiesta del lavoro da eseguire.

    Visitare un laboratorio orafo è come fare un piccolo tuffo nel passato dove meglio si può assaporare tutto l’impegno e la passione che viene impiegata per la creazione di gioielli artistici e artigianali.

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