Malachite (gemma)

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Malachite, per gli antichi molochites, deriva da malachè (malva) perchè appunto simile nel colore, alle foglie di questa dolcissima ed utile pianta officinale. Carbonato basico, idrato di rame, cristallizzato nel sistema monoclino in masse concrezionate, in noduli, in stalattiti, si forma a causa degli agenti atmosferici, costituendo, per così dire, la ruggine del rame.

Di durezza più bassa, si graffia facilmente e dev’esser maneggiata con attenzione. Presente negli Urali, in Australia, in Cile e nel Congo Belga, viene usata più che altro per vasi, scatole, coppe, rivestimenti e più raramente come gemma in gioielleria. E’ caduta in disuso dopo l’apogeo vissuto nel Medioevo.

Nell’opera “Intelligenza” di autore ignoto, viene citata come segue:
melochite v’è, gemma molto cara
e contrasta gli spiriti maligni
come smiraldo è verde, bella e chiara

Plinio la annoverava tra gli smeraldi, facendo notare però che il colore di questi è più intenso e profondo. Era chiamata anche pavonio, ossia pietra del pavone, per la tinta che rammenta le penne del collo di questo superbo volatile e ritenuta figlia della crisocolla e madre dell’azzurrite.

La malachite nella storia

I romani amavano molto la malachite e ne traevano sigilli; gli Arabi la usavano per decorare le moschee. Polverizzata e mescolata con olio divenne, e lo è tuttora, il verde montano dei quadri e degli affreschi. Ma oltre che verde, venata come le foglie, da striature bianche ondulate o parallele, verde chiaro o scuro, può presentarsi talvolta anche azzurra, a volte opaca e a volte traslucida. Gli Zar dell’Impero Russo la resero celebre con la bella sala di malachite del Palazzo d’Inverno. Notevoli esempi della lavorazione della pietra si possono ammirare anche nei Musei Vaticani e nella chiesa di S. Isacco a Pietroburgo.

Essendo solitamente verde, è la pietra della speranza, specialmente se incastonata in oro e incisa con il simbolo del Sole. Grazie al colore di Venere, viene anche associata al concetto dell’amore; porta inoltre fortuna agli innamorati e agli sposi, e conferisce salute e successo. Consola dalle pene amorose, acquieta le passioni violente e non ricambiate. Dona fecondità e se posta sul ventre favorisce il concepimento. Protegge dalla folgore, dagli influssi malvagi e dalle cadute; in presenza di una disgrazia imminente si spezza avvisando il portatore del pericolo.

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Credenze popolari sulla malachite

Salvaguarda i bambini dai guai, dal malocchio e porta loro sollievo nei disturbi della dentizione. Posta sull’ombelico delle partorienti ne allevia le sofferenze, cura le malattie oculari e cardiache; impiegata come l’antimonio, rafforza lo stomaco e lo libera. Afferma infatti un testo del 1700: “in dose di sei grani è purga o vomitivo“; riduce le oppressioni respiratorie, le coliche e le convulsioni; è efficace contro le ernie gli spasmi artritici e l’amenorrea.

Mista ad alcol era antidoto ai veleni, sciolta in aceto fungeva invece da anestetico. Era rimedio sovrano in India contro il colera, in Russia e in Oriente contro i reumatismi, cosa dimostrata oggi dalla moderna metalloterapia, che cura questo acciacco con l’applicazione di bracciali di rame. Legata con fili di seta sulle ferite, la malachite era largamente usata per arrestare le emorragie e sanare le piaghe incurabili; appesa al collo, a diretto contatto con la pelle, si diceva impedisse di contrarre la peste, vero grande flagello del passato.

Pietra venusiana, simbolo di sicurezza e difesa, è attribuita dalla tradizione al terzo decano dello Scorpione e al primo dell’Acquario, dominati entrambi da Venere. Si dice possa giovare anche ai Capricorni, perchè favorisce i nati in dicembre, ai quali apporterebbe successo e felicità. Legata alla terza ora della notte è consigliata a tutti coloro di nome Ennio e Fabrizio, specialmente se appartenenti ai segni zodiacali sopraddetti.

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